Dici tennis, poi dici terra rossa e a quel punto pensi al Roland Garros, uno dei tornei del Grande Slam, insieme a Wimbledon (sull’erba), agli US Open (sul cemento) e agli Australian Open (anch’essi sul cemento).
Quando si parla di competizioni di questo tipo l’interesse viene da sé ma se c’è un italiano che ha già vinto almeno una volta ciascuno di essi, tranne appunto gli Open di Francia, allora scatta qualcosa di diverso, scatta la passione, il tifo, il trasporto.
Per uno sport salito prepotentemente alla ribalta delle cronache nazionali e mai come in questo momento praticato dai nostri connazionali.
Tutta colpa…anzi no…tutto merito di Jannik Sinner, il fuoriclasse altoatesino al numero 1 della classifica ATP.
Che ha un’occasione grossa così alla vigilia della kermesse transalpina, visto che l’antagonista più accreditato, lo spagnolo Carlos Alcaraz, non ci sarà.
Lui che aveva vinto le ultime due finali a Parigi, nel 2025 proprio contro il nostro, al termine di una battaglia infinita, durata 5 ore e mezza, conquistata dall’iberico al quinto set in rimonta, dopo aver perso i primi due e dopo che il trofeo sembrava ormai aver preso la strada del Bel Paese.
Certo, ci sono avversari tosti sulla strada verso la premiazione di Parigi, a partire dal russo Medvedev che già aveva impegnato il nostro portacolori a Roma in semifinale qualche giorno fa.
Già Roma, anche lì terra rossa, anche lì vittoria per l’azzurro: l’auspicio è che possa essere un buon viatico sulla via della tour Eiffel.
Ma non c’è solo Jannik. Il mondo della racchetta in Italia sta vivendo un momento d’oro: Cobolli e Darderi, rispettivamente numero 10 e 14 del tabellone vogliono fare bene. E magari stupire.
Era il 2015 quando Flavia Pennetta salì sul trono di Flushing Meadows a New York contro Roberta Vinci: quello è l’unico precedente di un derby italiano in una finale del Grande Slam.
E paradossalmente oggi sarebbe decisamente meno impronosticabile di allora, quando le due ragazze erano outsider e fecero l’impresa epica, adesso invece parliamo di un movimento strutturato che piazza diversi ragazzi nelle primissime posizioni del ranking.
Ora però piedi per terra e iniziamo a immaginare un Roland Garros che parla la lingua di Dante in terra transalpina: non capita da 50 anni giusti, dai tempi di Adriano Panatta.
Beh, il passaggio di consegne fra lui e Sinner al Foro Italico c’è appena stato, perché non sognarne uno anche a Parigi?
Dovremo aspettare fino al 7 giugno.
4 giorni dopo scatterà il Mondiale di calcio dall’altra parte del mondo: lì sarà inutile attendere la finale del 19 luglio.
Perché l’Italia non ci sarà. Nella nemesi fra i due sport però c’erano quegli anni in cui nessuno avrebbe immaginato la racchetta non solo sul trono di un torneo del Grande Slam, ma nemmeno a lottare per quelle posizioni e in cui, parimenti, nessuno avrebbe pensato agli azzurri fuori per più di un decennio dalla Coppa del Mondo.
Che bello sarebbe vedere il calcio di nuovo protagonista con Sinner che continua a fare incetta di trofei?
Intanto il pallone potrebbe imparare dal tennis per capire come uscire dai momenti bui. Con risultati strabilianti.
Ora via, tutti a tifare Sinner e gli altri italiani, senza dimenticare le ragazze, con la Paolini possibile outsider. “Siamo fatti della stessa sostanza dei sogni” recitava Shakespeare ma questo tennis non respira dell’effimera accezione di quella frase quanto piuttosto di una robusta convinzione che quei sogni con questo Sinner possano continuare ad essere vissuti per un po’.