Cala il sipario sulla Coppa del Mondo 2026. Un’edizione in formato extra.
Per il numero delle squadre, 48, come mai era capitato in precedenza.
Per gli stadi, ipertecnologici e bellissimi. Per qualche episodio un po’ oltre le righe, caso Balogun in testa. Insomma, qualche “extra” ce lo saremmo evitato volentieri, gli altri sono stati effettivamente un valore aggiunto, sebbene la formula allargata non abbia convinto proprio tutti, con partite dal livello a volte mediocre, specialmente nella prima fase.
Ma se l’obiettivo doveva essere quello di rappresentare tutto il Mondo, traducendo anche nel calcio quel concetto di globalizzazione che è marchio emblematico della realtà odierna, allora è giusto così.
C’è poi, anzi, c’è soprattutto il calcio giocato. Ha vinto la Spagna.
E verrebbe da commentare che non poteva essere altrimenti, visto il dominio degli iberici e una passività a tratti imbarazzante da parte degli argentini.
Ha fatto il giro del mondo alla vigilia della finale la foto di Leo Messi che faceva il bagnetto a un Lamine Yamal neonato: ma alla fine nessuno dei due ha inciso, con il fuoriclasse albiceleste imbrigliato dalla miglior difesa del torneo (e di sempre in un Mondiale, visto che nessuna squadra aveva incassato un solo gol nel torneo) e il talentino delle Furie Rosse che non è arrivato alla rassegna nel proprio miglior momento di forma.
La squadra di De La Fuente regala il secondo sigillo della storia del proprio Paese, bissando il successo del 2010.
E quante affinità con quella edizione! Dal risultato, sempre 1-0, al gol decisivo siglato nei supplementari, alla doppietta Europeo-Mondiale (nel 2008 e nel 2024 l’Europeo è stato appannaggio degli iberici), al nome del marcatore F.Torres (Fernando allora, Ferran oggi).
Insomma i corsi e ricorsi storici non sono solo un concetto di vichiana memoria.
Onore alla Spagna.
La partita più bella è stata la finale per il terzo e quarto posto, la cosiddetta “Finalina”, e non è forse un caso perché era la partita con la posta in palio più leggera. Non che arrivare terzi non conti ma certo quando in palio c’è il passaggio del turno, la tensione è diversa e senza quella forse le squadre hanno potuto esprimersi al meglio.
L’ha vinta l’Inghilterra per 6-4 contro la Francia, con una girandola di gol ed emozioni che ha tenuto tutti incollati allo schermo e costretto chi che se l’era persa ad andarla a cercare sul web.
E il gol più bello? Difficile scegliere.
Anche perché quando si parla di bellezza si parla per forza di soggettività.
Ancorché inutile perché poi il Senegal è stato eliminato dal Belgio, ma il gol di Sarr con controllo al volo e tiro imparabile forse è quello che ci ha strappato gli applausi più convinti. Ma poi il gol più bello è di ciascuno di noi, è quello che ci portiamo nella memoria.
E nel cuore, confezionato con le emozioni.
Appuntamento al 2030. Appuntamento all’Italia soprattutto.
Che non può starsene ancora fuori. Sono i giorni decisivi per la scelta del CT.
Non importa chi sarà, importa che rifondi il movimento e regali a una generazione di ragazzini che non hanno mai gustato le emozioni di un Mondiale Azzurro, la possibilità di farlo.
Finalmente.