13 maggio, serata di Coppa. Di finale, anzi.
Quella di Coppa Italia. Si gioca a Roma.
La Lazio ha il vantaggio di giocarsela davanti al proprio pubblico contro un’Inter fresca di scudetto.
La spuntano i nerazzurri: con un netto 2-0 conquistano il trofeo che, col Campionato appena vinto, va a comporre un magnifico “double”.
Chivu ha saputo trovare la chiave del successo per i suoi al primo tentativo, fra lo scetticismo di chi, la scorsa estate, non avrebbe scommesso un centesimo su di lui.
E invece i critici sono stati smentiti.
La squadra ha segnato tanto, a partire da Lautaro Martinez, capocannoniere del torneo, ma ha anche espresso un bel gioco con molti altri interpreti che si sono distinti per rendimento e continuità.
Difficile individuare chi sia stato più decisivo di altri ma certamente in cima alla lista c’è Dimarco, re degli assist.
Perché, se il succo del calcio è il gol, l’origine è nell’assist, che il gol lo “crea”.
Prima di questa giornata aveva confezionato 18 passaggi vincenti, stabilendo il nuovo record in Serie A in tal senso e superando in questa classifica il Papu Gomez che si era fermato a 16 qualche stagione fa.
A volte i numeri spiegano meglio delle parole e le superano ampiamente.
Un altro elemento che ha fatto probabilmente di più di quanto ci si aspettasse è stato Piotr Zielinski: 6 reti in campionato per il polacco, bottino di tutto rispetto per il centrocampista che non era nemmeno titolarissimo prima dell’inizio della Serie A.
Nel reparto difensivo è spuntato Akanji, nuovo acquisto che si è subito ritagliato un posto negli 11 di partenza, disputando 33 partite impreziosite da due reti.
Ma sono tanti i protagonisti di questo trionfo, qui ne abbiamo scelto uno per reparto ma questo è un successo di squadra, per l’amalgama che Chivu è riuscito a dare al suo gruppo.
E allora forse il primo artefice di questo “double” è proprio lui, il tecnico romeno, che, incurante delle critiche iniziali, ha sempre portato avanti il suo progetto, fino al suo pieno compimento.
Però c’è una nota a margine che non può essere trascurata: la squadra che ha dominato in Italia è uscita ai playoff in Champions League, scivolando, non solo in senso metaforico…, contro il Bodoe Glimt, formazione norvegese non certo irresistibile.
Verrebbe da dire che questa è la cifra del nostro calcio: la migliore da noi è deludente nella più prestigiosa competizione europea.
I più severi affiancano a questa analisi quella della Nazionale, fuori dal Mondiale per la terza volta consecutiva. Ma non si tratta di essere severi, ma semplicemente obiettivi.
E che il nostro calcio sia in difficoltà è un dato di fatto.
All’Inter però va riconosciuto il merito di aver conquistato la finale di Champions League nella passata edizione, dimostrando comunque di avere le carte in regola per fare bene nella competizione dalle “grandi orecchie”.
Dove il digiuno di vittorie dura da 16 anni.
Ma questo è il momento di celebrare il trionfo di Lautaro e compagni: ventunesimo scudetto e decima Coppa Italia della storia della società di Appiano Gentile.
Numeri importanti che meritano i complimenti.