Un paio d’ore a Italia-Norvegia.
Quando ci fu il sorteggio di questo girone, tutti eravamo quasi sicuri che la partita di stasera sarebbe stata quella decisiva per l’accesso al Mondiale.
Immaginavamo un Paese a spingere la Nazionale verso la qualificazione a un torneo a cui non partecipiamo dal 2014.
E invece no.
L’accesso diretto è appannaggio degli scandinavi, perché un epilogo diverso passa da una vittoria per 9-0 dei nostri, che non è nemmeno fantasia pura, è solo un modo per fare ironia su una situazione di fatto impossibile.
Ci spiace dover pensare al playoff per la terza volta di fila.
Ma non è solo quello.
Ci manca il brivido che dà la partita decisiva, quella che ti fa sognare il ritorno al palcoscenico che ci appartiene, perché siamo 4 volte Campioni del Mondo.
No invece, il match di stasera sarà un’amichevole e questo ferisce nell’orgoglio e ci lascia orfani di un’emozione.
Che ci auguriamo di vivere almeno a marzo, ammesso che non ci si fermi in semifinale, come accadde con la Macedonia del Nord alla vigilia di Qatar 2022.
E poi…E poi ripensi ai precedenti, e ti torna alla mente quel Francia ’98, ottavi di finale del torneo iridato proprio contro i norvegesi.
Gol decisivo di Vieri.
E gli altri chi erano? Cannavaro, Bergomi, Costacurta, Del Piero, Dino Baggio…. Rileggendo i nomi di oggi si resta un po’ disorientati, nel constatare la distanza di qualità rispetto a quasi 30 anni fa.
E allora scatta la nostalgia, nostalgia canaglia come cantavano Al Bano e Romina Power quasi 40 anni fa.
Eppure non ci si deve fermare lì. Perché l’orgoglio ci ha fatto andare in passato oltre certi limiti tecnici e Gattuso questo lavoro sulla testa dei giocatori lo sa fare.
Però occorre che chi scenderà in campo ci creda, a marzo i tifosi vogliono vedere l’attaccamento a quella maglia, vogliono vedere il cuore oltre l’ostacolo, perché ai ragazzi di 16 anni chi glielo spiega che dovranno attendere ancora 4 anni per vedere l’Italia ai Mondiali?!?!