Atalanta, uno scivolone che fa male al nostro calcio

di LIVIO SPINOLO

Quando il sorteggio Champions abbinò …

Quando il sorteggio Champions abbinò l’Atalanta al Bayern certo non serpeggiava tanto ottimismo.

Ovviamente. Per la storia dei due club: 6 coppe dalle grandi orecchie per i tedeschi, nessuna per i bergamaschi.

Per il cammino in questa stagione, coi bavaresi capaci di piazzarsi secondi nel maxigirone da 36 squadre, alle spalle del solo Arsenal, autentico rullo a punteggio pieno.

Ma se la sconfitta era preventivata, il modo con cui si è concretizzata lo era un po’ meno.

Una caduta rovinosa con 6 gol presi (e uno, della bandiera, all’attivo) davanti al proprio pubblico, con la Dea in balia degli avversari, completamente padroni del campo, era uno scenario forse temuto dai più pessimisti ma che nessuno immaginava potesse concretizzarsi.

La differenza di valori in campo è parsa a tratti imbarazzante, tanto da porsi la domanda amletica in merito al fatto se valga la pena di approdare agli ottavi, se poi l’uscita di scena ha questi contorni.

I nerazzurri sono il top del nostro calcio, essendo l’ultima compagine del nostro Paese superstite in Champions e allora questa eliminazione getta ombra sullo stato del nostro movimento se il gap fra il nostro vertice a livello di club e quello di un altro paese come la Germania è questo.

A fine mese c’è il crocevia per gli Azzurri verso il Mondiale: passa dal doppio spareggio, prima in casa con l’Irlanda del Nord e poi in trasferta in casa della vincente del playoff fra Bosnia e Galles.

L’augurio è che il messaggio di martedì scorso nella competizione europea più prestigiosa non sia un allarme rosso da trasferire alla Nazionale, che da molto, troppo tempo non convince e che si trova a giocarsi l’accesso al torneo iridato passando dalla roulette dei playoff, dopo essere uscita nei due precedenti mancando l’approdo ad altrettanti Campionati del Mondo.

Però ci si pensa, proprio perché gli Azzurri balbettano da troppo tempo e una batosta di quella portata di un club Italiano non può non generare preoccupazione per gli appuntamenti della fine di marzo.

Non avremo di fronte l’equivalente del Bayern a livello di nazionali, questo è vero, ma specialmente l’ultimo atto, a Cardiff o a Sarajevo, non sarà una passeggiata, anzi.

Bisognerà affrontarlo con tutta la grinta e lo spirito di coesione possibile, se vi approderemo ma almeno su questo ci piacerebbe non avere dubbi.

Dimentichiamo le 6 sberle, anzi no. Impariamo e cresciamo.

Con il Mondiale in testa, che deve essere un obiettivo, non un sogno.

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