Juventus-Milan, Allegri ritrova il suo passato

di LIVIO SPINOLO

Quando Max Allegri stasera metterà piede nello stadio della Juventus, certo sentirà un’emozione particolare.

Eh sì perché quella panchina è stata casa sua per ben otto stagioni, cinque dal 2014 al 2019 e altre tre dal 2021 al 2024.

La classica sfida dell’ex, e che ex se pensiamo a tutto quanto è stato conquistato dal tecnico toscano in casa bianconera: nella sua prima esperienza quattro “double” consecutivi, Campionato più Coppa Italia, nelle sue prime quattro stagioni, poi ancora un tricolore per un fantastico pokerissimo di scudetti che lo colloca sul trono degli allenatori di Serie A di sempre: nessuno mai è riuscito a mettere in fila, una dietro l’altra, cinque vittorie nel torneo.

Il Trap infatti ha toccato quota sei, ma non in successione.

E anche i quattro successi in sequenza nella Coppa nazionale sono un primato assoluto, lui che in quella competizione vanta anche il record di trionfi, cinque, tutti con la Vecchia Signora, l’ultimo proprio alla fine della sua seconda avventura all’ombra della Mole, a maggio 2024, in quella serata passata alla storia per il Max Furioso con la giacca che volava via e la rabbia che prendeva il sopravvento, specialmente nel faccia a faccia non esattamente affettuoso con il suo dirigente Cristiano Giuntoli.

Fu il preludio della separazione fra il tecnico livornese e la società ma quella serata forse andava celebrata diversamente, se è vero che dal ’21 ad oggi quello è stato l’unico successo della Juventus, abituata a vincere nella sua storia ma che ultimamente è rimasta troppo spesso a bocca asciutta.

Stasera Max sarà sulla panchina ospite, quella del Milan, con cui vorrebbe bissare lo scudetto conquistato nel 2011, perché, che piaccia o no, Allegri con la sua famosa filosofia del “corto muso” presa in prestito dall’ippica per descrivere le vittorie risicate, di soddisfazioni se ne è tolte tante e altrettante ne ha regalate ai propri tifosi.

Emblema del calcio essenziale ha da sempre diviso l’opinione pubblica, fra chi lo esalta per i suoi risultati e chi gli rimprovera un’eccessiva parsimonia nell’offrire spettacolo.

Eppure questo Milan piace, non prende gol certo, rispettando il mantra di chi lo guida, ma ne segna ben più del minimo sindacale e talvolta al termine di azioni non casuali ma orchestrate magnificamente attraverso fraseggi rapidi e precisi, vedasi il gol di Pulisic domenica scorsa contro il Napoli.

Comunque finirà, per Max sarà una serata diversa dalle altre e chissà se esulterà per un gol dei suoi, rispolverando il vecchio dilemma di questi casi: prima la gioia di quella che è l’essenza di questo sport, il gol, o prima il rispetto per il proprio passato? Al campo l’ardua sentenza.

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