Sabato 30 maggio, è l’epilogo della stagione per club.
E si chiude con il match più prestigioso.
La finale di Champions League, la competizione europea regina.
Quella Coppa dalle grandi orecchie, diventata ormai chimera per il calcio italiano, che non la conquista dal 2010, dai tempi dell’Inter di Mourinho insomma.
Si affrontano i campioni in carica del Paris Saint Germain e l’Arsenal, che mai nella sua storia è riuscito a conquistare il trofeo. 1-1 il risultato al termine dei tempi regolamentari, non cambia nemmeno durante i supplementari.
E allora si va ai calci di rigori. Siamo alle battute finali della serie di tiri dal dischetto, dove si presenta Gabriel Magalhaes per i Gunners.
Deve segnare per portare la sfida ad oltranza, altrimenti sarà bis per i parigini.
Calcia alto. Scoppia la gioia di tutto il gruppo dei transalpini. Anzi no. Uno di loro non ha tempo di esultare perché deve fare qualcosa di più importante.
Lui è il brasiliano Marquinhos e corre ad abbracciare il compagno di nazionale Gabriel.
Lo va a consolare, è la prima cosa a cui pensa: il dispiacere dell’avversario sul campo ma amico fuori che merita il suo immediato interessamento, prima della celebrazione del proprio trionfo.
Nello sport l’obiettivo è vincere, certo.
Ma i valori di lealtà, rispetto dell’avversario, addirittura empatia con esso, come in questo caso, sono qualcosa di più grande.
E quando sono loro a prendersi la ribalta, allora si celebra il trionfo dello sport.
Il caso ha voluto che qualche giorno prima il protagonista di un altro episodio tanto bello e ricco di significato fosse stato il nostro fuoriclasse del tennis, Jannik Sinner.
In nettissimo vantaggio si appresta a superare comodamente il turno contro Cerundolo, una volta giunto al terzo set, sul 5-1 a suo favore e con i primi due già conquistati.
Ma l’altoatesino non sta bene. Forse soffre il forte caldo. E crolla.
Potrebbe ritirarsi. E invece non lo fa.
Accetta la sconfitta, la vive, anche per riconoscere il merito all’avversario, con cui a fine match si congratula. Ancora una pagina di sport da libro “Cuore”, di quelle che fanno bene, che avvolgono gli eventi di quel sapore buono, sano e profondo di cui questo mondo ha tanto bisogno di nutrirsi.
Quello che si respira anche a livelli più comuni, come alla Maratona di Boston, dove un atleta ha un cedimento, non riesce a tagliare il traguardo e due concorrenti lo sorreggono per aiutarlo e riescono a farlo arrivare in fondo.
Storie di sport, che profumano di amicizia. Che sublimano nella Bellezza.