80 anni di schedina del Totocalcio, una storia di costume

di LIVIO SPINOLO

Era il 1946 …

Era il 1946, l’Italia cercava di ripartire dopo la guerra e nasceva un concorso che sarebbe entrato a fare parte degli usi e consumi del nostro Paese.

Parliamo della schedina del Totocalcio: un piccolo foglietto con tante partite di calcio, prevalentemente del Campionato di Serie A, di cui indicare il pronostico. Un gioco, certo.

Ma anche qualcosa in più: la voglia di sognare.

Per ciascun match la vittoria della squadra di casa andava, (anzi “va” perché ancora oggi è naturalmente così) indicata con il segno “1”, il pareggio con la “X”, la vittoria degli ospiti col “2”.

Le partite erano 13 e quel numero è entrato nell’immaginario collettivo come il sinonimo dei desideri che si realizzavano.

Eh sì perché con tutte le previsioni corrette la vincita era spesso di tutto rilievo e “La schedina fra le dita” poteva davvero “cambiare la tua vita”, parafrasando la canzone di Toto Cutugno “Una domenica italiana”.

Lì iniziava quella che era a tutti gli effetti la filosofia del Totocalcio: più si prevedevano risultati a sorpresa e maggiori erano le chances di portare a casa un premio ricco.

Perché probabilmente in pochi avrebbero azzeccato la combinazione e la torta sarebbe stata spartita fra pochi.

Partiva quindi il dilemma di decidere se optare per risultati “canonici” o altri più “fantasiosi”.

E poi c’era il discorso degli affetti, con i bambini che imparavano dai genitori il meccanismo e, una volta cresciuti, giocavano a loro volta; così la Schedina parlava di famiglia, di unione attorno al significato più bello e più vero della parola “gioco”.

C’era il tema della “beffa”, il timore di aver smarrito il tagliando, di non ricordare più dove lo si era messo, quando vedevi che stavano maturando esattamente i risultati che avevi messo in conto tu.

In altre parole, il Totocalcio era diventato un costume, pieno di sfaccettature. Piano piano però il mondo è cambiato e si è continuato sì a scommettere sulle proprie capacità (condite da una buona dose di fortuna, va detto) di immaginare l’andamento delle partite ma in altri modi, più immediati e meno romantici.

La Schedina c’è ancora ma quando, un paio di anni fa, volevo riprovare quell’emozione di compilarla, ho dovuto girare diversi negozi per trovarne uno con la disponibilità del leggendario “foglietto”.  Insomma è invecchiata ma resiste.

E porta con orgoglio i suoi 80 anni.

Di storie, sorrisi, trepidazione. Di vita.

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