Italia out dal Mondiale: da dove ripartire

di LIVIO SPINOLO

Pochi minuti alla mezzanotte del 31 marzo …

Pochi minuti alla mezzanotte del 31 marzo, una settimana fa. Si presenta dal dischetto un calciatore della Bosnia dal nome impronunciabile.

L’ Italia di rigori ne ha già falliti due, con Esposito e Cristante, tradotto significa che se quel pallone lì va dentro noi siamo fuori.

Tutti sappiamo come è andata a finire ma quel momento sarà quello che non dimenticheremo per un po’, con il suo carico di tristezza sportiva, ancora molto pesante da sopportare.

Ma non deve dimenticarlo il vertice soprattutto.

Chiunque verrà scelto a guidare la Federazione FIGC, non importa il nome. Conta che abbia voglia di fare la rivoluzione.

Perché quella serve, dopo il terzo accesso al Mondiale mancato.

Non vi partecipiamo dal 2014, se va bene ci andremo nel 2030.

Ma se vogliamo trovare una nostra presenza alla fase finale iridata con superamento dei gironi eliminatori, allora si deve tornare indietro di 20 anni, al trionfo azzurro del 2006 quando i nostri furono capaci di conquistare la Coppa.

Questi i numeri di quello che a tutti gli effetti è il fallimento del nostro sistema.

Sì certo qualcuno dirà che l’Italia è stata penalizzata dall’arbitraggio ma che errore sarebbe sceglierlo come alibi per giustificare la nostra eliminazione? Grande.

E siamo certi che verrà evitato.

Ripartendo dai nostri vivai.

Da regole che impongano l’impiego dei nostri giovani nell’11 titolare ogni domenica.

Magari un paio, che possano crescere e costituire l’ossatura della Nazionale negli anni a venire.

Ma facendo un discorso coi club. E qui viene il difficile.

Perché, prima del delicatissimo doppio spareggio appena disputato, il CT della nostra Nazionale aveva chiesto di fare uno stage.

Uno stage prima delle partite più importanti degli ultimi dodici anni, se è vero che quella è la nostra astinenza dal torneo iridato. Insomma, poco più di un atto dovuto da parte dei club.

Che invece hanno detto no. Ora, sarebbe riflessione puerile collegare l’estromissione degli Azzurri al mancato momento di preparazione qualche settimana prima dell’infausta serata di Zenica.

Ma questa è la fotografia del peso dei club di Serie A nei confronti della FIGC.

Un peso che va ridimensionato. Rimettendo al centro la maglia Azzurra.

È una sfida, difficile ma che va vinta.

Perché quelle serate estive a tifare per l’Italia tutti insieme, con le birre, le scaramanzie buffe e al tempo stesso terribilmente serie più alta era la posta in palio, non possono continuare ad essere un ricordo pieno di nostalgia per chi le ha vissute o, peggio ancora, una fantasia tutta da immaginare per quella generazione di ragazzi che invece non le ha mai gustate.

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