L’8 Marzo non è un giorno come gli altri.
È il giorno di una festa speciale, quella della Donna.
Donna con la “D” maiuscola perché è speciale e la maiuscola ci sta tutta.
Le donne sono speciali perché hanno una sensibilità diversa rispetto al genere maschile, perché rappresentano la gentilezza, una virtù rara nel mondo di oggi, perché hanno una forza tutta loro, che viene percepita da chi le circonda, perché sono la Bellezza, sempre con la maiuscola sì, perché non è la bellezza estetica ma quella, assai più profonda e importante, del cuore.
Poi ci sono le donne nello sport, quelle che ne hanno fatto la storia con pagine memorabili, ma anche quelle che non hanno vinto niente e che con la sola loro semplice partecipazione sono riuscite a veicolare un messaggio per tutti.
Difficile scegliere esempi, si farebbe torto a qualcuna eppure, si sa, quando si scrive una scelta va fatta.
Partiamo da Kathrine Switzer, prima donna a correre la Maratona di Boston nel 1967: c’erano regole maschiliste e lei fu capace di andare oltre, partecipando ugualmente alla gara.
“Oltre”: forse è questa la parola chiave che abbraccia questa e tutte le altre storie che vedono protagoniste le donne.
Oltre è andata Gertrude Ederle che nel 1926 è stata in grado di attraversare il Canale della Manica, migliorando persino i tempi fatti registrare precedentemente dagli uomini.
Pensate all’ epoca, al contesto e a cosa quindi poteva rappresentare un’impresa del genere.
Fra le pagine indelebili scritte nello sport in rosa un posto privilegiato spetta a Nadia Comaneci, la prima ginnasta capace di ottenere il punteggio massimo, 10, ai Giochi Olimpici.
Erano quelli di Montreal 1976. E’ una di quelle imprese che rendono iconica la protagonista, che si erge così a simbolo della sua disciplina.
E le donne di casa nostra?
Se parliamo di “Divina”, pensiamo a lei, a Federica Pellegrini, per molti la più grande nuotatrice italiana; se dall’acqua passiamo alla neve allora non possiamo che partire da Federica Brignone, capace di conquistare due ori alle scorse Olimpiadi dopo il brutto infortunio del 2025.
Già, i Cinque Cerchi… Che si possono anche declinare in maniera diversa, cioè con le Paralimpiadi, iniziate il 6 marzo scorso a Milano e Cortina.
Tutte le nostre atlete sono protagoniste, tutte con la loro storia da raccontare, non solo chi ha conquistato o conquisterà una medaglia. Colei che ha portato la fiaccola nella Cerimonia inaugurale è Bebe Vio, lei che ha saputo trasformare le avversità in opportunità, con ben 6 medaglie, di cui due d’oro, ai Giochi.
Di queste la più bella è un’altra ancora, quella alla sua tenacia, alla sua determinazione, alla sua voglia di superare i propri limiti. Racconti, che si trasformano in romanzi in alcuni casi, che si declinano con le emozioni straordinarie che sanno e sapranno farci vivere.
Dopo aver ripercorso tutte queste storie, che ne rappresentano moltissime altre, solo una parola può uscire spontanea:
Grazie. Rigorosamente con la maiuscola!