Quando abbiamo letto che l’importante società di criptovalute Tether voleva prendersi la Juventus, tutti i tifosi, almeno quelli non giovanissimi, hanno sentito un tuffo al cuore.
Perché Juventus vuol dire famiglia Agnelli, fuse in un connubio che dura quasi ininterrottamente dal 1923: in Italia non esiste un legame imprenditoriale – sportivo più longevo.
E nel calcio, come nella vita, la parola tradizione ha un suo significato ben specifico: vuol dire storia, radici, simboli. In un’epoca in cui si respira la precarietà, acquisisce maggior valore la forza di un sodalizio che resiste alle unghie inesorabili e graffianti del tempo.
Ora per la famiglia c’è John Elkann come Presidente ma chi ha più di 40 anni ricorda innanzitutto un nome, quello di Gianni Agnelli.
Per tutti, “l’Avvocato”. Scomparso nel 2003, re della FIAT, Presidente della Juventus di fatto solo per un periodo di 7 anni a cavallo fra gli anni ’40 e ’50, in realtà ha rappresentato sempre la squadra bianconera.
E lo ha fatto con uno stile inconfondibile, fatto di eleganza, ironia, passione. Innamorato di quei colori, sapeva offrire autentiche “perle” nelle sue interviste, come quando, interpellato su Platini, se ne uscì con l’indimenticabile affresco verbale “Lo abbiamo preso per un tozzo di pane ma lui ci ha messo sopra il foie gras”, a suggellare il valore indiscutibile del fuoriclasse transalpino.
Non abbiamo citato il parallelo con la pittura a caso, perché l’Avvocato amava l’arte e, senza timore, l’ha associata al calcio paragonando due campioni come Baggio e Del Piero, rispettivamente a Raffaello e Pinturicchio.
Lui era così, mai banale, meravigliosamente imprevedibile.
Quelli erano periodi di successi, questo decisamente meno e alla Juve l’astinenza da vittorie pesa più che da altre parti, eppure nemmeno la prospettiva ipotetica di una ricostruzione a suon di milioni con l’opportunità di allestire una squadra ipercompetitiva è riuscita a scalfire la profonda nostalgia della famiglia Agnelli se la Vecchia Signora finisse sotto un’altra proprietà.
Ma al momento la risposta all’affondo di Tether è stata ‘no’.
La Juventus non cambia padrone, 100 anni di storia valgono più delle criptovalute: di questi tempi non era scontato.