Juve, 40 anni dalla prima Coppa Intercontinentale

di LIVIO SPINOLO

8 dicembre 1985.

Una data diversa dalle altre per la Juventus.

Quella della prima Coppa Intercontinentale vinta dai bianconeri.

Si gioca a Tokyo, l’avversario è l’Argentinos Juniors: il trofeo allora si assegnava sulla base di una partita secca fra la squadra che si è aggiudicata la Coppa Campioni e quella che ha conquistato la stessa coppa, ma del Sudamerica, la Copa Libertadores.

Il tifo è assordante con un suono di fondo che rimbomba per tutto il match, anticipando di qualche decennio una situazione destinata a ripetersi nel Mondiale in Sudafrica del 2010, quando furono le vuvuzela a fare da colonna sonora per tutti i match.

La sveglia per i tifosi è fissata per le 4 del mattino ma a trasmettere l’evento non è la TV di Stato ma una TV privata, Canale 5, che la manda in onda in Lombardia, visto il divieto, per quel tipo di emittenti, di far vedere il programma sul territorio nazionale.

Ma eccoci alla partita.

Primo tempo senza gol, secondo decisamente più movimentato.

Aperto dalla marcatura di Ereros per i sudamericani.

Ma un rigore permette subito alla Vecchia Signora di raggiungere gli avversari, grazie alla trasformazione di Platini.

Che dopo pochi minuti si esibisce in una magia che brilla di tutto il talento del fuoriclasse francese: sombrero a Pavoni e diagonale imparabile.

Ma per l’arbitro qualcosa non va e annulla, assegnando una punizione a favore degli argentini per una presunta irregolarità commessa da un giocatore juventino, che ancora oggi, a distanza di decenni, non trova una spiegazione chiara, restando avvolta nel mistero.

Eh sì, ci sarebbe voluto il VAR, ma i tempi decisamente non erano ancora maturi.

Resta iconica anche l’esultanza del n.10, coricato a terra con la testa fra le mani e l’espressione perplessa, quasi a voler chiedere se ci possa essere una ragione valida per cancellare una perla del genere.

Il match vive poi altri due sussulti, il primo è il gol di Castro, il secondo è quello di Laudrup, abile a chiudere una triangolazione alta di Platini, a dribblare l’estremo difensore avversario, prima di depositare la sfera in fondo al sacco, nonostante la posizione defilatissima.

Finisce 2-2 e i supplementari non servono a decretare un vincitore. Servono i tiri dal dischetto. Dove il portiere bianconero, Tacconi, si prende la scena, bloccando due tiri.

La palla del trionfo è sui piedi di Platini, che trasforma il penalty e scrive la storia: nella bacheca della Juventus ecco la prima Intercontinentale, per la seconda e ultima bisognerà attendere undici anni.

Sarebbe ampiamente tempo di conquistare la terza ma i tempi non sono maturi, la squadra di questo periodo fatica addirittura a superare la prima fase.

E allora che si celebri il successo di 40 anni fa, facendo memoria di una partita indimenticabile.

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